Alla riscoperta della…. “Romea Strata”

Il turismo slow sulle orme dei pellegrini

LAMPORECCHIO (bi2) Segni distintivi: due bastoncini, scarponcelli da trekking, l’aria tranquilla anche se affaticata e una conchiglia. La conchiglia che da secoli ti fa riconoscere il pellegrino che va verso la propria meta, scegliendo in particolare tra le tre maggiori destinazioni: Roma, Gerusalemme, Santiago de Compostela. Nei secoli passati erano fasci di strade terrestri e marittime che conducevano ai luoghi santi della cristianità; oggi – i tempi sono cambiati – sta nascendo una nuova forma di turismo slow che permette di riscoprire la propria spiritualità insieme all’ebbrezza di altre velocità in perfetto dissenso con i ritmi imposti dal vivere quotidiano. Tra le rotte più importanti, una – la Romea Strata – attraversa il Montalbano e il passo di San Baronto. Ne abbiamo parlato con la guida ambientale Michela del Negro.
Da dove arriva la Romea Strata?
«Era chiamata così la rotta che arrivava dal nord est dell’Europa, le attuali Polonia, Repubblica Ceca e Austria. I pellegrini attraversavano il Tarvisio e poi la tappa fondamentale era Nonantola, nei pressi Modena; dove confluivano anche i pellegrini che arrivavano dall’attuale Ungheria e Slovenia. Poi, tutti a sud, attraversavano gli Appennini sopra Pistoia e, obbligatoriamente o quasi, passavano il San Baronto che conferma così, nel tempo lungo della storia, la sua vocazione ad essere un punto di passaggio obbligatorio e che trasforma il Montalbano in cerniera tra territori diversi tra loro, non solo per i pellegrinaggi ma anche perché poi si trasformò in punto importante per le rotte commerciali».
Ma perché il nome Romea Strata?
«Queste rotte venivano gestite dall’istituzione ecclesiale e dunque, la scelta del nome, oltre a richiamare Roma, la meta più importante dei pellegrini, vuole estendere idealmente a tutti i percorsi del nord est dell’Italia il collegamento, si può dire la figliolanza con la strada Romea, che era diventata la principale via anche di carattere economico fin dal Medio Evo per chi,
dalle Alpi orientali, puntava alla capitale della cristianità».
Ci sono testimonianze sul nostro territorio di questo passaggio?
«Certamente! L’abbazia di San Baronto gestiva in zona tre “Ospitali” dedicati ai pellegrini. Qui, si aveva diritto (dimostrando di essere pellegrini) a riposo e ristoro; in termini moderni, si può dire che in base ad una convenzione avevano diritto a dormire fino a tre notti, a un fuoco per scaldarsi e a un pasto caldo per tre giorni. L’abbazia era gestita dai monaci cistercensi che applicavano così la regola del loro ordine».
E chi pagava?
«I costi della gestione erano ripagati dalla Chiesa ma c’era anche una partecipazione pubblica, istituzionale oltre che naturalmente da donazioni e lasciti. E interessante scoprire che nei tre Ospitali gestiti localmente c’erano dei gestori che conducevano questi ostelli con la propria famiglia e venivano pagati dall’abbazia».

[…]

Iscriviti alla nostra newsletter!

Ti invieremo aggiornamenti sul cammino, news ed eventi che ti faranno conoscere la Romea sia che tu decida di percorrerla tutta, fare solo qualche tappa o innamorartene attraverso i nostri racconti.